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UNA RISPOSTA AI LETTORI DELLA DIVINA COMMEDIA

e una riflessione: da dove viene la Shoah?

Data: 2012-01-29
Autore: Gherush92

Commemoriamo il 27 Gennaio ricordando che esercitare la Memoria significa conoscere cosa è il razzismo, saper cogliere in ogni gesto e in ogni opera - una terzina, un verso, un dipinto, una parola - le false accuse e le calunnie che hanno provocato persecuzioni e massacri nei secoli, fino alla Shoah.

Oltre ai numerosi commenti di supporto all’articolo “Via la Divina Commedia dalle scuole”, abbiamo ricevuto un certo numero di risposte critiche: alcune di queste volgari, piene di insulti e prive di contenuto altre garbate e più articolate. A tutti rispondiamo permettendoci di sintetizzare le opinioni in alcuni punti:

1. L’antisemitismo medievale di matrice cristiana è presente in Dante.

2. Gran parte della letteratura occidentale presenta gli stessi problemi e spesso viene insegnata in modo acritico nelle scuole. La Divina Commedia, come altre grandi opere, non devono essere giudicate testualmente ma devono essere contestualizzate; è meglio conoscere un testo e leggerlo in modo critico piuttosto che abolirlo dai programmi scolastici.

3. La Divina Commedia e altri grandi opere letterarie non devono essere oggetto di censura o di roghi.

4. La Divina Commedia è un capolavoro, un bene universale dell'umanità, un’opera d’arte essenzialmente estetica e, pertanto, al disopra di qualunque giudizio critico.

5. Anche alcuni papi e insigni rappresentanti del cristianesimo sono condannati da Dante nell’Inferno.

Saremmo disposti ad aggiungere il punto interrogativo “Via la Divina Commedia dalle scuole?” purché si riconosca in maniera chiara e senza ambiguità che la Commedia (ed altre opere artistiche), presenta contenuti razzisti, islamofobici, antisemiti. Questo è il fondamentale oggetto del contendere perché, secondo noi, antisemitismo, islamofobia e razzismo scaturiscono, tanto nei secoli passati quanto oggi, da opere come la Commedia che contribuiscono alla formazione di giovani e meno giovani.

Ammettiamo pure che della Commedia esistano diversi livelli di interpretazione, simbolico, metaforico, iconografico, estetico, linguistico, etc., ciò non autorizza a rimuovere il significato testuale dell’opera, il cui contenuto denigratorio è evidente e contribuisce, oggi come ieri, a diffondere false accuse costate nei secoli milioni e milioni di morti. Persecuzioni, discriminazioni, espulsioni, roghi hanno subito da parte dei cristiani ebrei, omosessuali, mori, popoli infedeli, eretici e pagani, gli stessi che Dante colloca nei gironi dell’inferno e del purgatorio. Questo è razzismo che letture simboliche, metaforiche ed estetiche dell’opera, evidentemente, non rimuovono.

E’ vero che alcuni papi sono condannati da Dante nell’inferno, ma si tratta di accuse “ad personam” che non provocarono persecuzioni, né personali né collettive. E’ vero, forse, che altre opere classiche e moderne presentano contenuti violenti, ma non tutte hanno prodotto il razzismo né tanto meno persecuzioni o morte. Viceversa, le accuse contro Giuda e Caifa o contro gli omosessuali e gli infedeli provocarono persecuzioni a tutto il popolo ebraico fino alla Shoah e ad interi popoli e categorie di persone per secoli. Non si tratta di un gioco dialettico, non si tratta di una dibattito intellettuale perché il razzismo, che esiste ancora oggi, ha causato milioni di morti.

Né censure né roghi sono stati da noi invocati. La Divina Commedia, come qualunque opera dell’uomo, non è universale e non è assoluta, anzi può e deve essere criticata. Contenuto e forma di un’opera sono un "unicum" inscindibile, con buona pace di coloro che si ritengono detentori dell’estetica e della critica dell’arte. Non esiste forma estrapolata dal contenuto, non esiste valore estetico avulso dal significato ed entrambi, contenuto e forma, devono essere spiegati, compresi, interpretati, criticati. Per questo è necessario porre esplicite note, spiegazioni e commenti sulle opere che presentano contenuti razzisti: “… Le opere letterarie, le opere d’arte di ogni genere, i trattati filosofici, scientifici, politici, economici, i testi religiosi, le enciclopedie, i testi di insegnamento scolastico e universitario, i media e qualunque altra opera dell’ingegno che, in parte o in tutto, presentino contenuti antisemiti e razzisti devono essere riviste e corrette. In ogni caso, tali opere devono contenere esplicite note, spiegazioni e commenti, sulla falsità e sulle caratteristiche offensive, verso il popolo ebraico o sue parti,…” (dal testo Linee guida per una convenzione contro i reati di antisemitismo di Gherush92).

Osservato con i versi alla mano, dunque, che la Divina Commedia presenta contenuti offensivi e assodato che tali contenuti devono essere spiegati, resta, tuttavia, un punto critico, un interrogativo pressante, che note e commenti al testo non risolvono e a cui è necessario rispondere: perché i ragazzi delle scuole dovrebbero studiare un’opera che offende e denigra popoli, gruppi e categorie di persone, proprio coloro che nei secoli sono stati vittima di razzismo, persecuzioni, espulsioni, stermini? Quale sarebbe il vantaggio di studiare il Maometto descritto nel canto XXVIII dell’Inferno? Quale il vantaggio di studiare il Giuda Iscariota del canto XXXIII, condannato come traditore? Come evitare il senso di imbarazzo, frustrazione, umiliazione ed offesa che i versi di Dante veicolano? Come frenare l’istigazione all’odio che da tali versi emerge dirompente? Oggigiorno d’altra parte, il razzismo è considerato un crimine ed esistono leggi e convenzioni internazionali che tutelano la diversità culturale e preservano dalla discriminazione, dall’odio o dalla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, e a queste bisogna riferirsi.

Se è vero, poi, che le opere d’arte devono essere contestualizzate allora è bene chiedersi: come vivono gli ebrei ai tempi di Dante e nei decenni e secoli successivi ?

La Commedia fu scritta, secondo i critici, tra il 1304 e il 1321. Già prima del XIV secolo gli ebrei vivono in condizioni di grande precarietà. A quei tempi sono appena terminate le crociate durante le quali migliaia gli ebrei sono stati massacrati; è piena Inquisizione, la prima istituita nel 1231. Con il pontificato di Innocenzo III e il IV Concilio Lateranense del 1215 vecchi decreti anti-ebraici sono ampliati e sono stabilite disposizioni che limitano gli ebrei nell’esercizio delle pratiche tradizionali e professionali e li obbligano a portare il segno giallo “distintivo della vergogna”. Tali disposizioni saranno riprese e confermate nei secoli successivi, fino alle leggi razziali del 1938. Lo stesso Innocenzo III dà origine alla dottrina della transustazione che ha come conseguenza il proliferare di infami libelli contro gli ebrei sulla profanazione dell’ostia che anche alcune famose opere d’arte testimoniano. Nel 1348, pochi anni dopo la stesura della Commedia, scoppia la peste nera e gli ebrei in Europa sono falsamente accusati dalla chiesa di aver avvelenato i pozzi per uccidere i cristiani. Come risultato diretto delle false accuse contro gli ebrei, tra indicibili atrocità, numerose grandi e piccole comunità ebraiche sono sterminate. La Commedia, insomma, fu scritta nei tempi in cui ebrei ed eretici erano discriminati, processati e condannati mentre i cristiani ne celebravano e onoravano la discriminazione sancita da leggi speciali e suggellata da raffinate opere d’arte. L’arte non è metastorica né esprime di per sé valori assoluti o universali: gli ebrei del ghetto, perseguitati dalle leggi speciali, non potevano apprezzare l’arte antisemita della Divina Commedia o l’arte antisemita dell’inquisizione che celebrava il loro sterminio.

Gli eventi drammatici che coinvolsero gli ebrei in quegli anni non li racconta Dante, non li rammentano i commentatori ufficiali, sembra che li dimentichino i professori di scuola e gli alunni, nonostante la Commedia stessa conservi nei versi e nelle immagini poetiche le orme indelebili delle false accuse, causa di nefasti avvenimenti. L’arte forse è il più raffinato e subdolo strumento di comunicazione, il più potente veicolo di diffusione e il mezzo più suadente per l’incitamento all’odio: belle immagini, splendide forme e versi accattivanti si fanno veicolo di messaggi intolleranti. E così Dante massacra gli ebrei “esteticamente” nelle terzine dell’inferno mentre fuori dal suo studiolo gli ebrei sono massacrati e perseguitati materialmente. Dante, con la sua Commedia, compiacendo il pensiero dei potenti, contribuisce al pensiero comune cristiano che è antisemita.

In conclusione, conta più l’arte o conta più il razzismo? A noi sembra che non basta che un’opera sia scritta da Dante per essere immune da antisemitismo. Anche lui, tra i tanti artisti nei secoli dell’inquisizione, ha contribuito allo sterminio degli ebrei e all’assimilazione del popolo ebraico. Non basta che un’opera sia letta ed interpretata oggi per essere immune da antisemitismo. Celebrata e declamata come opera d’arte universale la Commedia contribuiva, e contribuisce ancora oggi, a diffondere pregiudizi razzisti, sia per il valore estetico che per il contenuto. Ma, per quanto ci sforziamo, ci torna difficile trovare un valore estetico nel razzismo.

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