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PER UN VANGELO SENZA SCRIBI E FARISEI

Data: 2019-05-21
Autore: Gherush92 Committee for Human Rights

Abbiamo scherzato! E’ stato un equivoco, un malinteso, un fraintendimento. Improvvisamente, con un colpo di spugna, duemila anni di persecuzioni antiebraiche non hanno più un motivo, una ragione, una causa. Non hanno più neanche il nome e il nesso, quei farisei “ipocriti” “presuntuosi” e “traditori”.

In un recente convegno internazionale autorevoli studiosi cristiani ed ebrei, da diversi paesi del mondo, hanno finalmente ricercato una percezione diversa delle fonti dimostrando che i farisei non sono più solo ipocriti, una razza di vipere o sepolcri imbiancati, né dovranno solo temere la condanna della Geenna, come enunciato nel Vangelo e ripetuto mille volte nelle omelie. Nelle intense giornate di studio, accanto alle antiche e certificate fonti evangeliche, sono emerse nuove piste di ricerca, che hanno chiarito al pubblico esterrefatto che una certa teologia cristiana ha portato a “un fraintendimento sostanziale dell’ebraismo e del movimento farisaico e della successiva teologia rabbinica”, come si legge nel comunicato conclusivo.

Una svista non da poco ma che non vale un perù, non la dovuta pubblica teshuvà, ma neanche una collettiva riflessione con la definitiva cancellazione di quelle invettive che pesano come macigni sulla testa dei persecutori e dei perseguitati, entrambi, vittime (gli ebrei) e carnefici (la chiesa), chiamati ora a ricercare nuovi percorsi di amicizia e vicinanza. Dopo un periodo secolare di disamine critiche che hanno insistito soltanto sulla polemica tra Gesù e i farisei – affermano gli organizzatori del Convegno – urge tornare tutti insieme a occuparsi sul piano storico-critico dei punti di contatto tra Gesù e i farisei, ora “fratelli e diversi”.

In questo argomentare tutto è possibile, dalle feroci esaltazioni polemiche prontamente rilanciate dai negazionisti conciliari, che temono la destrutturazione del cattolicesimo ad opera della Chiesa conciliare e dalle autorità che la governano, alle dichiarazioni apparentemente amichevoli e fraterne di chi si è messo alacremente all'opera alla ricerca di fonti e testi alternativi per contrastare pregiudizi antisemiti. Tutto è possibile perché esiste quell'arrogante invenzione delle “tre grandi religioni monoteistiche” che esalta uno spazio comune, un universo condiviso e che rimarca una relazione, una reciprocità, persino una biunivoca corrispondenza.

Chi ha inventato questa falsa convenzione, il modello artificioso e ingannevole? Su quali fonti, primarie e secondarie, si basa questa arrogante definizione tre grandi religioni monoteistiche, tutte geneticamente connesse? L’ebraismo non è grande, non è una religione, non è monoteistico. Comunità relativamente piccola dal punto di vista numerico, non riconosce il termine religione che non è incluso nel suo vocabolario e non è monoteistico visto che il suffisso implicherebbe un movimento, una tendenza, un orientamento progressivo, un’ideologia. A chi usa e strumentalizza questa falsa idea comune di religione e che forzatamente assimila ancora una volta l’ebraismo al cristianesimo, chiediamo di non parlare a nome degli ebrei. La prepotente enunciazione coatta “tre grandi religioni monoteistiche”, che con forza rigettiamo, sintetizza schematicamente la maestosa varietà dei popoli del mondo in tre sole correnti cardinali a discapito di una complessa molteplicità. Nel forzare l’ebraismo all'interno di questo fittizio modello cristiano, egemonico e dominante, si alimentano sterili dialoghi interreligiosi, alla ricerca ora di ipotetici punti di contatto per sottolineare valori comuni, ora di distanza per rimarcare violenti pregiudizi, dimenticando che fra gli elementi di questo modello omologante, considerati equipollenti, uno nutre da secoli l’antisemitismo, un altro lo subisce. E’ il modello che è fallace e che non sostiene la lotta contro l’antisemitismo.

Resta aperta una questione non trascurabile, cosa farne delle persistenti ingiurie antisemite contenute nei Vangeli visto che la calunnia e la diffamazione, specialmente reiterate, sono gravi illeciti.

Ai cristiani di buona volontà che finalmente rilevano i pregiudizi contenuti nei loro sacri testi suggeriamo di fare pubblica teshuvà e non solo sui farisei, ma anche sul deicidio, sul dio denaro, sugli scribi, sui mercanti del tempio, su Giuda e Caifa, ripresi da migliaia di testi e di opere d’arte; agli ebrei di mantenere la lotta contro l’antisemitismo, dura e permanente.



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