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In occasione della Commemorazione del 16 ottobre 1943

Data: 2022-10-16
Autore: Gherush92 Committee for Human Rights

I bambini ebrei nascosti nei conventi durante la guerra non vanno restituiti alle comunità israelitiche e, se battezzati, nemmeno ai loro genitori. Simili disposizioni sono emanate dopo la Seconda Guerra negli stati che furono sotto l’occupazione nazista (e, prima di allora, nei paesi sotto l’occupazione cristiana).

La decisione del Sant'Uffizio presa nell’Adunanza Plenaria del 27 marzo 1946, avallata da Papa Eugenio Pacelli detto Pio XII, è contenuta in un dispaccio trasmesso il 28 settembre al nunzio apostolico a Parigi, Angelo Roncalli (futuro Papa XXIII); la nota d’istruzione preparata dalla nunziatura di Francia, ad uso dei vescovi francesi, è contenuta nell’appunto trasmesso il 23 ottobre di quell’anno. Entrambi i documenti sono pubblicati in calce.
Della questione tratta Civiltà Cattolica, Quaderno n. 3711, nell’articolo “La vicenda dei bambini ebrei scampati all’olocausto” di Giovanni Sale, 2005.

La richiesta proveniva dal Rabbino Capo di Gerusalemme Isaac Herzog che chiese a Pio XII che i bambini orfani ancora ospitati presso istituti religiosi cristiani venissero “restituiti alla loro gente”. “In tutti i Paesi interessati sono già disponibili apposite organizzazioni ebraiche, che dispongono dei mezzi per prendere in carico i bambini (…), che provvederanno al loro trasferimento e alla loro futura educazione e istruzione.”
“Durante il recente olocausto sono stati uccisi circa un milione e duecentomila bambini; perciò ognuno di questi piccoli sopravvissuti per il popolo ebraico vale come mille” scriveva Herzog al Papa in una lettera del 13 marzo 1946. Fra questi bambini alcuni erano stati restituiti ma molti non avevano ancora fatto ritorno.

La vicenda dei bambini ebrei nascosti nei conventi o in collegi religiosi è ancora poco conosciuta e in gran parte da scrivere. Di casi di sottrazione dei bambini ebrei - repliche del caso Mortara dei tempi di Pio IX - non c' è un censimento, se non nella memoria delle vittime.

Le ragioni che spiegano come si arrivò alla terribile disposizione, sono tutte di chiaro stampo antisemita.
Le motivazioni che spingevano il Sant’Uffizio a indicare il criterio della non restituzione dei bambini alle istituzioni o alle organizzazioni ebraiche erano di natura dottrinale, soprattutto nel caso di bambini battezzati per il carattere indelebile del battesimo, ma anche di natura prudenziale. Forte infatti era in quegli anni in ambito cattolico, e non soltanto in esso, “l’avversione verso il movimento sionista, e le organizzazioni interessate alla restituzione dei minori scampati all’Olocausto per lo più vi appartenevano.” Anche mons. Roncalli aveva stigmatizzato tre anni prima la pretesa ricostruzione dell’antico “Regno di Giuda e d’Israele” e aveva temuto che un aiuto prestato dalla Santa Sede agli ebrei a trasferirsi in Palestina sarebbe servito a fomentare tale “utopia”, facendo rinascere nel popolo eletto pericolose e inopportune speranze messianiche (lettera del 4 settembre 1943 di Roncalli, nunzio apostolico a Istanbul, al cardinal Maglione, Segretario di Stato).
La motivazione, viceversa, che spingeva i vescovi francesi a preferire la linea della consegna dei bambini ebrei alle organizzazioni richiedenti era “il timore di una possibile reazione da parte della potente lobby internazionale ebraica contro la Chiesa e i cattolici”.

Quel che è certo è che trattenere e circonvenire bambini, per motivi abietti quale la conversione forzata, è un crimine contro l’umanità. Se oggi la congregazione del Santo Uffizio ed Eugenio Pacelli non possono essere processati, tuttavia coloro che, essendo a conoscenza di questi fatti, ne esaltano le gesta, per esempio con una beatificazione o un processo di santificazione, potrebbero essere responsabili di apologia di reato.

Gli ebrei oggi sono chiamati a testimoniare, vigilando anche su altre realtà apparentemente lontane (come ad es. in Canada) dove migliaia di bambini furono strappati alle famiglie con leggi speciali razziali e rinchiusi in scuole e istituzioni cristiane per essere rieducati e convertiti.

Chiediamo agli organismi internazionali e ai cristiani di buona volontà di agire legalmente affinché le istituzioni cristiane mettano a disposizione elenchi e nominativi degli individui che sono stati sottratti alle loro famiglie e comunità, e la lista delle istituzioni e delle persone responsabili.
Chiediamo alle istituzioni ebraiche di fare propria questa richiesta, porre fine al dialogo interreligioso e di trasformarlo in un negoziato.

***
Documenti

La questione della restituzione di bambini ebrei accolti in case ed istituzioni cattoliche è contenuta in un dossier - depositato presso il Centre National des Archives de l’Eglise de France (CNAEF) - composto di tre pagine unite in un fascicolo, le quali contengono due documenti: un Dispaccio del 28 settembre 1946 di mons. Tardini della Prima Sezione della Segreteria di Stato indirizzato a mons. Angelo Roncalli, e una Nota con un’istruzione preparata dalla nunziatura di Parigi ai vescovi francesi del 23 ottobre 1946.

Dispaccio di mons. Tardini indirizzato a mons. Angelo Roncalli.

“Dal Vaticano, 28 settembre 1946. n. 6972/46
Eccellenza Reverendissima
Pervenne regolarmente alla Segreteria di Stato il pregiato Rapporto dell’Eccellenza Vostra Reverendissima n. 4094/529 con i relativi allegati, circa i bambini ebrei.
Per augusto ordine del Santo Padre già la Suprema S. Congregazione del S. Offizio nell’Adunanza Plenaria di feria IV, 27 marzo u.s., aveva sottoposto agli E.mi Padri la questione generale concernente le richieste tendenti ad ottenere la cooperazione della Chiesa affinché i bambini giudei, affidati durante l’occupazione tedesca ad istituti e famiglie cattoliche, vengano ora consegnati ad istituzioni ebraiche. avendo ora quest’Ufficio sottoposto alla detta Suprema S. Congregazione il Rapporto 4094/529, essa ha fatto conoscere le decisioni dell’Adunanza Plenaria sopra ricordata, che vengono qui trascritte a parola, per opportuna istruzione e norma dell’Eccellenza Vostra.
Nella suddetta Adunanza gli E.mi Padri decisero che alla richiesta del Gran Rabbino di Gerusalemme non si dovesse rispondere, se ciò fosse possibile; in ogni caso, qualche cosa fosse necessario dire in proposito, ciò doveva essere fatto oralmente, dato il pericolo di abuso e di detorsione che potrebbe essere fatto di un qualsiasi scritto in merito, proveniente dalla Santa Sede. Eventualmente dovrebbe dirsi che la Chiesa deve fare le sue inchieste e constatazioni per discernere caso per caso, essendo evidente che i bambini che fossero eventualmente battezzati non potranno essere affidati ad istituzioni che non possono garantire l’educazione cristiana di essi.
Del resto, anche quei bambini che non fossero battezzati e che non avessero più parenti, essendo stati affidati alla Chiesa, che li ha presi in consegna, non possono ora, finché non sono in grado di disporre di se stessi, essere dalla Chiesa abbandonati o consegnati a chi non ne avesse diritto. Altra cosa sarebbe se i bambini fossero richiesti dai parenti.
La decisione degli E.mi Padri e i criteri, ora esposti, furono riferiti al Santo Padre nell’Udienza del 28 marzo u.s. e Sua santità si degnò di accordare la Sua augusta approvazione.
Profitto della circostanza per riaffermarmi con sensi di distinto ossequio
Di Vostra Eccellenza Reverendissima Dev.mo [D. Tardini]

Nota d’istruzione preparata dalla nunziatura di Francia, ad uso dei vescovi francesi
«I piccoli giudei, se battezzati, devono ricevere un'educazione cristiana»
A proposito dei bambini giudei che, durante l'occupazione tedesca, sono stati affidati alle istituzioni e alle famiglie cattoliche e che ora sono reclamati dalle istituzioni giudaiche perché siano loro restituiti, la Congregazione del Sant'Uffizio ha preso una decisione che si può riassumere così:
1) Evitare, nella misura del possibile di rispondere per iscritto alle autorità giudaiche, ma farlo oralmente.
2) Ogni volta che sarà necessario rispondere, bisognerà dire che la Chiesa deve fare le sue indagini per studiare ogni caso particolare.
3) I bambini che sono stati battezzati non potranno essere affidati a istituzioni che non ne sappiano assicurare l’educazione cristiana.
4) I bambini che non hanno più i genitori e dei quali la Chiesa s' è fatta carico, non è conveniente che siano abbandonati dalla Chiesa stessa o affidati a persone che non hanno alcun diritto su di loro, a meno che non siano in grado di disporre di sé. Ciò evidentemente per i bambini che non fossero stati battezzati.
5) Se i bambini sono stati affidati (alla Chiesa) dai loro genitori e se i genitori ora li reclamano, potranno essere restituiti, ammesso che i bambini stessi non abbiano ricevuto il battesimo. Si noti che questa decisione della Congregazione del Sant' Uffizio è stata approvata dal Santo Padre.
(Documento in lingua francese, tradotto da Alberto Melloni il 28 dicembre 2004 sul Corriere della Sera)

Gherush92 Committee for Human Rights

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