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REGOLE DI BUONA CONDOTTA PER IL PAPA

Data: 2010-01-15
Autore: Gherush92

In occasione della prossima visita al Tempio Maggiore di Roma si suggerisce al papa di rispettare le seguenti regole di buona condotta:

- Non entrare in sinagoga portando il crocefisso; secondo molti ebrei, infatti, è proibito guardare attentamente un idolo ed è obbligatorio anche tenersi ad una certa distanza da esso; inoltre, potrebbe accadere che, qualora qualcuno fosse costretto a raccogliere qualcosa da terra, si chinerebbe davanti all’idolo, ed anche questo è un divieto. Inoltre, secondo la legge ebraica, non è consentito lasciare appeso il corpo di un uomo morto oltre il tramonto dello stesso giorno in cui è stato appeso, né fare di questo un idolo.

- Non entrare in sinagoga trasportando il bastone pastorale; questo è sormontato, infatti, da una croce la quale pone gli stessi identici problemi sopra citati. Oltre a ciò, tanto la croce quanto il crocefisso raffigurano l’accusa di deicidio che è la causa principale dell’antisemitismo e di tutte le persecuzioni. Ancora, la recente sentenza della corte Europea di Strasburgo vieta di esporre la croce nella Scola Tempio.

- Non riferirsi agli ebrei come “i fratelli maggiori”. Non esistono al mondo né fratelli prediletti, né fratelli maggiori, né fratelli minori, non esiste gerarchia o graduatoria fra i popoli, esiste diversità di popoli e culture. Gli stessi ebrei non si sono mai definiti tali. La diversità è la nostra origine, la diversità è la nostra stessa essenza ed esistenza ed è garanzia di sopravvivenza, vero antidoto alla prevaricazione dell’universalismo.

- Non entrare in sinagoga accompagnato dal vescovo negazionista Richard Williamson - recentemente riabilitato (dal papa Ratzinger) - né dal cardinale Bernard Law che, costretto alle dimissioni da arcivescovo di Boston dopo i casi di pedofilia consumati nella sua diocesi, è stato promosso arciprete della basilica di S. Maria Maggiore di Roma. E ‘ necessario adoperarsi alacremente per ritirare la lettera che nel 2001 Ratzinger - allora Prefetto della Congregazione della Fede - inviò a tutte le diocesi e che prescrive alle gerarchie ecclesiastiche come comportarsi nel caso di crimine di pedofilia. Tale lettera altro non è se non il proseguimento dell’istruzione contenuta nel crimen sollicitationis del 1962 che ordinava a tutte le persone coinvolte in questo tipo di processi il silenzio perpetuo, pena la scomunica.

- Non approfittare della visita al Tempio per menzionare Pio XII, il papa della Shoà. Questi, infatti, mai condannò il nazionalsocialismo, le stragi degli ebrei, i campi di sterminio né tutti gli orrori di cui era a conoscenza.

- Non ripetere concetti espressi nella sinagoga di Colonia nel 2005, come ad es. "Chi incontra Gesù Cristo incontra l'ebraismo" perché così facendo si reitera l’idea di un vincolo indissolubile tra ebrei e cristiani, legame che è sempre significato coercizione e un’ odiosa forzatura.

- Non offendere, come avvenuto nella Università di Ratisbona, gli amici islamici trattandoli da fondamentalisti. In quella occasione il pontefice affermò: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava" e ancora : "Dio non si compiace del sangue; … Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia… Per convincere un'anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte…". E’ ancora necessario qui ricordare i mezzi di cui si sono serviti il cristianesimo e la chiesa per evangelizzare, dunque convertire, popoli quasi sempre inermi? Guerre sante, battesimi forzati, inquisizione, torture, roghi, umiliazioni, editti, bolle papali, leggi sulla purezza del sangue fino alle espulsioni, massacri, ghetti, schiavitù.

- Non offendere gli amici non credenti imponendo loro l’evangelizzazione o la conversione come è avvenuto nel discorso alla curia romana dello scorso dicembre. In quella occasione il pontefice affermò: “Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto. … Considero importante soprattutto il fatto che anche le persone che si ritengono agnostiche o atee, devono stare a cuore a noi come credenti… Quando parliamo di una nuova evangelizzazione, queste persone forse si spaventano. Non vogliono vedere se stesse come oggetto di missione, né rinunciare alla loro libertà di pensiero e di volontà. Ma la questione circa Dio rimane tuttavia presente pure per loro, anche se non possono credere al carattere concreto della sua attenzione per noi. … come primo passo dell’evangelizzazione dobbiamo cercare di tenere desta tale ricerca; dobbiamo preoccuparci che l’uomo non accantoni la questione su Dio come questione essenziale della sua esistenza…”. Il cristianesimo lasci in pace i non cristiani, non schiacci la diversità.

- Non esprimersi sulla Shoà - come il pontefice ha già fatto in occasione dell’ incontro con il mondo ebraico dopo la crisi aperta dalla revoca della scomunica al vescovo negazionista Williamson - con parole riduttive e banali come: “La Shoah è stata un crimine contro Dio e contro l’umanità”, piuttosto fare un gesto chiaro ed inequivocabile riguardo la revoca di Williamson oppure rendere finalmente accessibili a tutti gli Archivi Storici del Vaticano.

- Non ripetere, come nel discorso nel Tempio di Colonia nel 2005, che “il nazismo fu una folle ideologia razzista, di matrice neopagana” perché è vero il contrario, e cioè che il nazismo è nato, si è sviluppato ed imposto nell’Europa cristiana e antisemita.

- Non citare la recente preghiera Oremus et pro Iudaeis, recentemente riabilitata nella liturgia del venerdì santo con il seguente testo: "Preghiamo per gli ebrei. Affinché Dio nostro Signore illumini il loro cuore, affinché conoscano Gesù Cristo, il salvatore di tutti gli uomini. Preghiamo. Pieghiamo le ginocchia. Alziamoci. O Dio onnipotente e sempiterno, che vuoi che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità, concedi propizio che - con l'ingresso di tutte le genti nella Tua Chiesa - tutto Israele sia salvato per Cristo nostro Signore. Amen."
La preghiera offende e minaccia gli Ebrei e anche se la chiesa dichiara che "la speranza espressa dalla preghiera Pro Judaeis è puramente escatologica, è una speranza relativa alla fine dei tempi e non invita a fare proselitismo attivo", nella realtà offende gli Ebrei perché li considera inferiori: non riconosce il valore dell'ebraismo, il popolo Ebraico, la sua cultura, la sua spiritualità e la sua diversità così com'è. Anche la “speranza escatologica”, “relativa alla fine dei tempi”, è una triste minaccia per il futuro degli ebrei: la minaccia di dannazione se non si salvano in jeshu, la minaccia di non giungere alla conoscenza della verità e la minaccia della scomparsa di Israele salvato per jeshu. Gli ebrei hanno una escatologia differente per se stessi.

- Non riferirsi alle radici giudaico-cristiane dell’Europa perché l’Europa non ha radici cristiane, tanto meno radici giudaiche o giudaico-cristiane. Origine dell’Europa è una moltitudine di popoli e culture differenti. Ciò è infatti confermato dalla decisione del parlamento europeo di non introdurre la dicitura radici giudaico-cristiane dell’Europa nella carta costituzionale europea quale espressione e manifestazione di libertà da parte dell’Europa che nella diversità - e non nell’universalità uniformante - vuole riconoscere le proprie origini.

- Non riproporre il discorso fatto ai membri della conferenza dei presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane in cui il pontefice dichiarava: “Fin dai primi giorni del cristianesimo, la nostra identità e ogni aspetto della nostra vita e del nostro culto sono intimamente legati all'antica religione dei nostri padri nella fede” … “la storia bimillenaria del rapporto fra l'ebraismo e la Chiesa ha attraversato molte diverse fasi, alcune delle quali dolorose da ricordare. Ora che possiamo incontrarci in spirito di riconciliazione, non dobbiamo permettere alle difficoltà passate di trattenerci dal porgerci reciprocamente la mano dell'amicizia. Infatti, quale famiglia non è mai stata attraversata da tensioni di un tipo o dell'altro?” E’ falso affermare che solo alcune fasi del rapporto coatto tra cristiani ed ebrei sono dolorose da ricordare; è falso dire che ebrei e cristiani sono una famiglia, come non sono fratelli e come non sono ulivi innestati; è falso dichiarare che ora ci si incontra con spirito di riconciliazione: una guerra, infatti, non è mai esistita e in duemila anni il cristianesimo si è sempre servito di metodi violenti, coercitivi, brutali, feroci ai danni di persone sempre inermi, disarmate ed indifese.

- Non appellarsi al dialogo interreligioso in quanto, nella idea cristiana di dialogo interreligioso, è rimarcata l’intenzione di continuare l’opera di conversione.

NO ALLA VISITA DEL PAPA IN SINAGOA
NO AL CROCIFISSO IN SINAGOGA

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