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IL GIORNO DELLA MEMORIA SENZA MEMORIA

Una riflessione in occasione di Yom Hashoah

Data: 2022-04-28
Autore: Gherush92 Committee for Human Rights

Sono trascorsi oltre vent'anni dall'istituzione del Giorno della Memoria ma qualcosa non ha funzionato se l’antisemitismo continua a destare grande preoccupazione.

Ci chiediamo perché, paradossalmente, con le sue rituali ricorrenze, gli appuntamenti istituzionali, i viaggi ad Auschwitz, le programmazioni televisive, i tanti libri e i film sull'argomento, e molto altro ancora, il Giorno della Memoria venga celebrato più della memoria stessa: si onora il giorno ma non se ne coglie appieno il significato, cosa sia stato cioè l’antisemitismo nel secolo scorso e come combatterlo oggi.

L’attenzione mediatica focalizzata sulla Shoah ha ricostruito nell'immaginario collettivo il nazifascismo come una sorta di bubbone malefico che improvvisamente esplode, quasi fosse un temporale a ciel sereno che, senza un perché¸ colpisce gli ebrei. Tagliate alla radice venti secoli di persecuzioni cristiane contro gli ebrei, isolato l’antisemitismo da altre forme di razzismo plurisecolare cristiano e dalle vittime del nazifascismo, ridotto e svalutato il contributo fondamentale dei liberatori dell’Armata Rossa, il Giorno della Memoria ricorre quasi senza memoria.
Nell'uso quotidiano il termine nazista si riduce ad un aggettivo, sinonimo di cattivo ed impietoso, alla stregua di ebreo che qualifica un tirchio, ricco e malfidato. Fra le vittime scompaiono dalla scena rom, sinti, diversamente abili, omosessuali, fra i liberatori primeggiano gli alleati anglo-americani, mentre la macchina mediatica sembra masticare e digerire insieme la vittima con il carnefice, senza lasciare spazio a una memoria matura.

Per continuare ad esistere il Giorno della Memoria paga il prezzo della manipolazione. I motivi non sono difficili da rinvenire. L’argomento antisemitismo, con le sue origini nel Vangelo, e una copiosa messe di fonti interdisciplinari, mina le fondamenta del sapere in Occidente, la giurisprudenza, l’arte, la scienza, la politica, la retorica, e molto altro. Si preferisce la rimozione, la censura, oppure - che è la stessa cosa - il forzato distinguo fra un vecchio antigiudaismo e un nuovo antisemitismo. Sui liberatori pesano gli effetti degradanti del revisionismo storico che tende ancora ad esaltare esclusivamente il ruolo dell’esercito degli alleati ad occidente. Su tutte le vittime grava un persistente pregiudizio sulla diversità.

Ma a che serve un Giorno della Memoria senza memoria?

Parlando con franchezza, più del Giorno serve la Memoria, una memoria antirazzista che sappia, con la testa e con il cuore, destreggiarsi coraggiosamente nella genialità sanguinaria e sterminatrice dell’Europa cristiana, dalle sue origini ad oggi. Serve costruire un’identità collettiva che sappia in un lampo riconoscere e rigettare forme e contenuti del razzismo.

Da tempo l’Opera Nomadi, insieme al Circolo Mario Mieli e l’Agenzia per la Vita Indipendente, si batte per modificare la legge 211 che nel 2000 istituì il 27 gennaio Giorno della Memoria. Nell'ambito del programma “Gli Stermini dimenticati”, con lo slogan “Legge 211: gli stermini nazifascisti sono tutti uguali” si chiede a gran forza che questa legge - promulgata in ricordo della Shoah, delle leggi razziali, dei deportati politici e militari italiani e di coloro che si sono opposti a rischio della propria vita al progetto di sterminio proteggendo i perseguitati - includa anche gli appartenenti al popolo dei rom-sinti, gli omosessuali, i disabili, i testimoni di Geova.

La verità è che gli stermini nazifascisti non sono tutti uguali, ma tutti diversi. Ciascun popolo o gruppo colpito ha storia e memoria differenti, uno specifico bagaglio di false accuse, modalità e tempi diversi di discriminazione. Ma tutti subirono la tragedia immane delle persecuzioni e subiscono ancora il razzismo. La specificità e la diversità delle persecuzioni, di forma ed entità differenti, mostra ancora una volta quanto il razzismo sia tentacolare, tanto ingegnoso quanto variegato, e niente affatto banale, ignorante o incompetente.

Si restituisca una visione complessiva e poliedrica della Memoria delle persecuzioni, senza omissioni, mancanze, tagli, censure. Con lo slogan “Gli stermini nazifascisti sono tutti tragicamente diversi. Restituiamo dignità a tutte le vittime del nazifascismo” chiediamo di includere nelle celebrazioni del 27 gennaio rom, sinti, omosessuali, disabili, perseguitati politici, ebrei. L’alleanza fra le vittime storiche del razzismo è una strategia vincente e restituirà spessore e vitalità a una Memoria condivisa.

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